No ai diritti sull’acqua. La Corte dei Conti cilena nega i diritti a Hidroaysén

Marcelo Castillo, avvocato della campagna Patagonia sin represas

Il giudizio dell’organismo fiscalizzatore, datato 1 agosto e pubblicato da The Clinic Online, stabilisce che la Direzione delle Acque ha omesso degli antecedenti, contravvenendo quindi alla legge, allo scopo di favorire il progetto Hidroaysén. Secondo l’avvocato di Patagonia sin represas, Marcelo Castillo, “la decisione è critica per il progetto”, perchè se all’impresa viene a mancare l’autorizzazione a usare l’acqua, elemento vitale, raccolto da diversi fiumi della XI Regione, non potrà portare avanti l’affare. La decisione di Ramiro Mendoza (a capo della Contraloria cilena, grosso modo un equivalente della nostra Corte dei Conti, ndt) è il primo problema da risolvere per il neoministro Laurence Golborne (già ministro per le Risorse Minerarie, ora anche ministro dell’Energia, ndt)

La Contraloría ha inflitto un duro colpo al progetto Hidroaysén rigettando il decreto che aveva consegnato all’impresa i diritti sull’acqua grazie ai quali era stato possibile avviare l’iniziativa. Iniziativa approvata dal Servicio de Evaluación Ambiental (Servizio di Valutazione Ambientale) dell’Undicesima Regione il 13 maggio scorso, quando è stato confermato lo studio di impatto ambientale, pur con delle attenuazioni per la zona, scelta che è stata messa in questione da Endesa.

Si tratta di un giudizio emesso il 1 agosto scorso dall’organismo fiscalizzatore,  pubblicato integralmente su The Clinic Online e firmato dal capo dell’istituzione Ramiro Mendoza, che rappresenta il primo problema da risolvere per il neoministro Laurence Golborne.

Questi diritti erano stati approvati dalla Direzione delle Acque dell’Aysén lo stesso 13 maggio, a pochi minuti dalla votazione sullo studio di impatto ambientale, e inviati poi entrambi a Santiago perchè la Contraloría potesse poi verificarne la legalità. E il documento avrebbe anche potuto passare, se non fosse stato per una combinazione

La combinazione

Quello stesso giorno, Marcelo Castillo, avvocato della campagna Patagonia sin Represas, si trovava nella Regione per riesaminare il dossier della Direzione Generale delle Acque e sapere se le autorità del Ministero per le Opere Pubbliche avessero dettato una risoluzione riguardante la richiesta di diritti formulata da Hidroaysén. Una volta chiesti, gli erano stati consegnati i fascicoli, ma una cartella mancava all’appello. Aveva chiesto a diverse persone ma nessuna era in grado di dirgli dove fosse finito il documento, finchè una delle funzionarie non aveva rivelato che era stato messo altrove. Castillo aveva allora chiesto di poterlo vedere e, con sua enorme sorpresa, si era trovato a leggere la risoluzione Nº 14 della Direzione Generale delle Acque che dava il via libera ai diritti sull’acqua, ora revocati dalla Contraloria.

Consultato su questo, Castillo ha affermato che “la decisione della Contraloría è critica per il progetto Hidroaysén perchè senza diritti sulle acque, non ci sono dighe”.

“Lo studio di impatto ambientale di Hidroaysén è stato approvato il 13 maggio scorso e prevedeva la costruzione di cinque, due sul Rio Baker e tre sul Rio Pascua, però l’impresa non ha i diritti sull’acqua necessari per costruirle nei siti approvati nello studio di impatto ambientale. In questo modo, non ottenendo i diritti, non potrebbero costruire il progetto”, ha assicurato Castillo.

Il problema per Hidroaysén, secondo l’avvocato, si presenta dal momento che il progetto si basa su diritti sulle acque dati gratuitamente in usufrutto  a Endesa nel 1990.  D’accordo alla sua interpretazione, questi diritti dovrebbero essere sottoposti a una nuova valutazione di impatto ambientale “cosa che ritarderebbe significativamente il progetto”.

Il giudizio della Contraloría segnalava diversi vizi di legalità nel decreto della Direzione Generale delle Acque, per esempio nella stessa Legge Generale delle Acque redatta dal Ministero delle Opere Pubbliche dove si ometteva “di indicare l’unità di tempo associata alla quantità di acqua la cui estrazione si autorizza”, punto chiave perchè l’organismo fiscalizzatore possa valutare se il decreto si adatta o meno all’ordinamento giuridico.

Allo stesso tempo, l’istituzione ha assicurato che la Direzione Generale delle Acque “ha contravvenuto” la legalità, poichè la risoluzione consegnata non riportava “una tavola delle equivalenze tra portata d’acqua e usi che riflettesse le pratiche abituali nel Paese in materia di approvvigionamento di acqua”. Come dire che la Direzione Generale delle Acque ha omesso ancora una volta un’informazione necessaria per determinare la legalità dell’atto.

Le coincidenze ingannano

La spiegazione di questa condotta si può far risalire alla fine dell’anno passato quando la Direzione Generale delle Acque di Santiago, sotto la guida di Carlos Desmandril, mise sotto contratto Carlos Ciappa, un ex avvocato di Hidroaysén, qui in veste di consulente personale del direttore.

In questa occasione Desmandril dettò la circolare 1800, dove si danno le direttive per risolvere il problema dei diritti sulle acque quando due richieste si contrappongono. Il documento, secondo Castillo, è uno strumento modellato sul caso di Hidroaysén.

“Presenteremo nuove azioni legali contro la Direzione Generale delle Acque perchè ci sono state una serie di manovre illegali da parte di questo organismo per consegnare i diritti sulle acque a HidroAysén, persino interpretando il Código de Aguas (Codice delle Acque) in maniera illegale, e andando contro a tutti i criteri tecnici di questo organismo, contro la giurisprudenza amministrativa e giudiziaria, fin contro alla logica, con la Risoluzione 1800, del 2010”, ha spiegato l’avvocato.

La decisione della Contraloría implica che venga restituito alla Direzione Generale delle Acque il documento che consegnava tali diritti a Hidroaysén. Quest’ultima dovrà annullarlo e dettarne uno nuovo che includa le informazioni prima omesse. Dovrà viaggiare nuovamente verso Santiago per essere analizzato dall’organismo fiscalizzatore, questa volta alla luce dell’illegalità della risoluzione 1.800. In altre parole si andrà a fondo nelle misure adottate da Desmandril, cosa che potrebbe portare nuovi problemi all’impresa e all’autorità del Ministero delle Opere Pubbliche.

Articolo dell’8 Agosto 2011- Jorge Molina Sanhueza per The Clinic

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